Puoi essere uccisa per un paio di jeans

Parole: unico strumento a disposizione di tutti, in egual modo, in tutto il mondo.

Non sono mai troppe le parole, anzi, sono sempre più necessarie.

Eppure fanno paura. Sono il primo bersaglio da colpire quando si vuole imporre un cambiamento.

Se escono dalla bocca di una donna diventano pericolose ed inaccettabili.

Le donne sono le prime ad essere perseguitate.

Nelle ultime tre settimane, in Afghanistan, stiamo assistendo a come la donna sia un problema da eliminare, un ostacolo da abbattere. 

 

 

Con il ritiro delle truppe occidentali ed il ritorno del nuovo regime integralista talebano la donna deve tornare ad essere una nullità. Bisogna toglierle tutto.

 

In questi vent'anni le donne afgane si erano conquistate diritti fondamentali e la qualità della loro vita era molto migliorata: migliori condizioni di salute - tra cui una forte diminuzione delle morti per parto ed un aumento dell'aspettativa di vita; un più facile e diffuso accesso all'istruzione ed al lavoro - raddoppio delle iscrizioni alle scuole ed università ed una forte occupazione femminile anche nei settori pubblici  e politici (in Parlamento un seggio su 4 era occupato da una donna); una forte diminuzione delle gravidanze in età adolescenziale dovuti a matrimoni forzati e rapimenti.

 

 

Ogni donna afgana, nel giro di una notte, è passata da avere la sua propria vita a chiedersi cosa sarà del proprio futuro, di tutto quello che ha costruito, di tutto quello che è come persona. 

 

Donne che hanno cercato di fuggire ad ogni costo. 

 

Donne che si nascondono in casa, con la paura di essere trovate.

 

Donne che bruciano documenti, ricordi, fotografie, insomma una vita intera pur di avere una speranza perchè puoi morire soprattutto se, in questi anni, sei una donna che ha lavorato con gli occidentali.

 

Madri che gettano i propri figli neonati al di là di un filo spinato per provare a farlo sopravvivere.

 

Donne che non possono lavorare perchè avevano un ruolo pubblico: dipendente amministrativa, giornalista, politico, attivista, imprenditrice o simili.

 

Ragazze di 20 anni che possono essere rapite, stuprate e date in sposa a un talebano qualsiasi.

 

Donne che possono essere uccise per strada solo perchè indossano un paio di jeans.

 

Tutto questo non mi lascia indifferente, mi imbestialisce a dire la verità.

 

 

Perchè una ragazza, una donna deve vivere con la paura? Chi lo decide e a quale titolo?

Chi decide se posso andare o no scuola, scegliere un lavoro, se sposarmi o no o semplicemente uscire di casa per andare dove mi va?

N E S S U N O deve deciderlo, solo io posso.

 

 

 

Le donne afgane stanno dando al mondo una grande dimostrazione di coraggio e dignità. Non intendono sottomettersi, abbassare la testa. Scendono in piazza a manifestare, protestare sapendo bene quali siano i rischi, ma le motivazioni sono ben più grandi di qualsiasi paura.

Chiedono di poter continuare con la loro vita, continuare ad andare a scuola, continuare a lavorare, continuare a dar voce a se stesse.

E' assurdo, non mi va giù, sentire il bisogno di dire queste cose. Dovrebbero essere talmente scontate da non doverle nemmeno mettere in dubbio.

Invece no. C'è bisogno di dirle, u r l a r l e, perchè quello che sta accadendo non può lasciare indifferenti. 

 

 

 

Soprattutto se penso a me, donna di 35 anni, o ognuno di noi pensasse a se stesso, a cui non mi è mai stato proibito di sognare, di ambire, di essere libera di scegliere chi e cosa voler diventare o libera di scegliere semplicemente come vestirmi. Perchè? Perchè non sono nata e cresciuta in Afghanistan, semplice. 

E' un dovere morale, etico non rimanere indifferenti davanti a tutto quello che sta succedendo.

 

 

Valeria Testi, 35 anni, blogger 

https://donnamammaealtrecose.blogspot.com

https://instagram.com/donnamammaealtrecose

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Commenti: 1
  • #1

    Maria Crocioni (giovedì, 09 settembre 2021 22:15)

    Donne che scrivono di donne, parlano di donne e, così facendo, proteggono donne. Credo sia fondamentale mantenere l'attenzione su quanto sta avvenendo; condividere i nostri diritti (o meglio i nostri privilegi, dato che non sono riconosciuti a tutte) con chi se li vede strappare via, farsi voce di chi viene fatta tacere.. grazie a te che lo stai facendo, brava!